Breve storia felice.

Alzo gli occhi al cielo e vedo le stelle. Sono l’unica fonte luminosa, assieme alla luna quasi piena. L’oscurità mi immerge, sulla pelle riesco a sentire il solletichìo dell’erba mossa dal vento. Le cicale cantano e definiscono l’atmosfera di una nottata estiva. Sposto lo sguardo a cercare la costellazione del grande carro, e quando la trovo percorro tutta la sua forma a pentolino con il braccio all’aria, e l’indice puntato verso l’alto. Disteso alla mia sinistra c’è lui, probabilmente assorto in qualche pensiero. Nemmeno si accorge che ho smesso di guardare in alto e lo sto fissando.

“A cosa pensi?” esordisco.

Dopo un momento di silenzio riprende l’uso della parola.

“A niente.. è una cosa che mi riesce solo quando sono con te.”

Sorrido, e riprendo a osservare  il cielo nero. Ci siamo solo noi due immersi nel silenzio della natura notturna, sdraiati in un prato in montagna. Mi soffermo a contemplare la bellezza del silenzio, quel silenzio che non imbarazza, quel silenzio che completa. I cellulari in tasca, tutto il mondo fuori. Piano avvicino la mia mano verso la sua fino a sfiorargli le dita. Lui la afferra e interseca le sue dita tra le mie. Improvvisamente il cielo non mi interessa più. Mi giro di lato e lo guardo, fisso ogni suo particolare nell’ombra. Vedo il profilo della sua fronte, del suo naso e arrivo alle sue labbra incurvate. Sta sorridendo. Sorrido anche io. Lui forse se ne accorge, si gira verso di me, mi guarda e mi bacia sulla fronte.

Mi stringo a lui e mi accoccolo vicino al suo petto, il mio posto sicuro. Aspetto che le sue braccia mi circondino come le mura di un castello e chiudo gli occhi.

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8 maggio 2014

E c’è che mi fa paura l’idea che un giorno io e lui potremmo essere solo dei ricordi offuscati nella mia mente. Non sopporto il pensiero di non averlo più, che un giorno non riuscirò a ricordare la persona che più ho amato in tutta la mia vita.

Io e lui che eravamo così perfetti assieme. Che avremmo fatto invidia al mondo.

E mi capita di rivedere i conti alla rovescia che facevo per le volte in cui ci vedevamo e mi sento morire. Sono state solo due, è vero, però sono state tra le giornate più belle della mia vita.

Ogni volta che sento quel nome, il suo nome, mi giro di scatto. Come se potessi vedere l’essenza di quel nome nell’aria. Quasi a poterla toccare. 

Mi sento come se mi stessero portando via una parte di me, la parte più importante, indispensabile.

Come se quel nome appartenesse solo a me.  

Dream