E’ tre giorni che mi riprometto di scriverti e ancora non l’ho fatto. Proprio non ci riesco. Ti ho voluto così tanto in questi anni, ti ho cercato così tanto in questi anni che ora non ce la faccio più. Ora che ho imparato che posso vivere anche senza di te, ora che ho capito che le ali ce le ho attaccate alla schiena e non eri tu a portarmele, ora posso volare da sola.

Se ti cerco cado, se ti cerco crolla tutto quello che ho costruito. O quello che ho de-costruito. Il muro che ho smantellato per poterci far entrare un altro. Qualcuno che merita di essere all’interno, oltre il confine.

Vivere senza di te, restare completamente fuori dalla tua vita non è semplice, nemmeno per me. Nemmeno l’ho fatto per anni, perché, alla fine, la verità è che non sono mai entrata completamente nella tua vita. Ci sono sempre state delle parti che mi hai tenuto nascoste, delle porte segrete alle quali non ho mai avuto accesso. Ma forse ci abitueremo alle reciproche assenze. Forse ci accontenteremo di poco, o forse saremo destinati a pensarci per sempre e non trovarci mai. Un po’ per rabbia, un po’ per orgoglio.

Scrivimi tu -io non lo farò.

Odio

Odio le persone false
odio i finti moralisti, e anche quelli veri
odio le persone che ad una domanda ti rispondono con un altra domanda
odio le frasi a metà
odio le mezze verità.

Odio essere triste,
odio stare male per le persone che non meritano
odio le persone viziate
odio l’odore dell’erba tagliata
odio quando le persone se ne vanno senza un perché
odio non sapere cosa dire.

Odio non riuscire a far restare le persone, o a farle tornare.
Odio chi inizia a scriverti e poi se ne va e non ti risponde più.

Odio le persone che vogliono essere al centro dell’attenzione.
Odio le persone che si autocommiserano.
Odio chi insulta i gusti musicali degli altri.

Odio l’amore non corrisposto,
odio la distanza.
Odio piangere
e odio chi non sa farsi i cazzi suoi.

Odio chi sussurra,
odio chi urla.
Odio essere gelosa,
odio le persone maleducate e quelle prepotenti.

Odio i pregiudizi
odio chi maltratta gli animali.
Odio chi spara sentenze neanche loro fossero giudici.
Odio le persone che ti fissano, e anche quelle che ti ignorano.

Odio le persone incoerenti,
odio le amicizie di convenienza e le storie d’amore per dimenticare gli ex.
Odio gli egoisti,
odio essere troppo timida a volte, e odio non esserlo in altre.
Odio essere sempre una seconda scelta.
Odio essere sempre disponibile per gli altri.
Odio non avere il coraggio, non saper dire di no.
Odio chi giudica,
odio chi parla senza sapere, senza aver provato.
Odio chi non mantiene le promesse.
Odio chi si ferma all’apparenza,
odio le doppie facce,
odio le persone superficiali e quelle snob.
Odio le persone che si credono qualcuno quando in realtà non sono nessuno.
Odio chi ti dice la verità solo da ubriaco.
Odio essere sempre raggiungibile.
Odio venir data per scontata.
Odio essere fraintesa,
odio essere l’unica a cui importa
odio essere l’unica che lotta, l’unica che spera.
Odio le illusioni
odio non avere il controllo.
Odio le dipendenze,

e odio lui
anche se in realtà
di lui 
sono innamorata  
e di lui
non posso fare a meno.

Non ho mai smesso di aspettarti.

Non ho mai smesso di aspettarti.
Non sto più con il naso appiccicato alla finestra per vederti spuntare all’improvviso, non vivo più con il telefono continuamente in mano, non parlo più di te con chiunque incontri, non passo più le notti in bianco pregando che tu non ti innamori di qualcun altro.
La vita va avanti, ma io ti aspetto ancora.
Ti aspetto con dignità, con la calma di chi sa che, anche se non dovessi tornare, ti aspetterà fino alla fine.

M’incazzo col tempo un giorno sì e l’altro pure.

M’incazzo col tempo un giorno sì e l’altro pure. Ma proprio tanto.
Perché non è possibile che t’innamori di un tramonto e lui se ne vada subito, così, senza neanche averti dato il tempo di presentarti a tua volta.
Non è possibile che ti ritrovi a divorare le nuvole del Regno Unito e due secondi dopo sei già sull’aereo di ritorno.
“Ma hai le foto”, direbbe qualcuno. Fosse abbastanza mi ci butterei anima e corpo, centimetro dopo centimetro. Ma non è abbastanza.
Non è niente, un’immagine della campagna inglese, in confronto all’essere lì, a prendersi tutta l’umidità coi pori spalancati, a sentire l’odore dell’Inghilterra che si sveglia e che cammina in punta di piedi fra una casa e l’altra, in tutta la sua riservatissima bellezza, un segreto mormorato dai campi alla metropolitana.
Ci ho pensato l’altro giorno, a questa cosa, mentre mi trascinavo dietro la mia solita routine mattiniera. Ci ho pensato mentre uscivo di casa, e attorno a me vedevo passare le case di una città che mi sta stretta, una città che non fa per me. Ma ogni volta che torno a casa dopo essere stata a Milano, per esempio, mi rendo conto di quanto sia inutile guardare le cartoline, le street view di Google Maps aperte in dieci finestre diverse, se poi per dimenticarci quant’è straordinario un posto ci basta dargli le spalle.
Vorrei una vita intera a disposizione per ogni luogo che ho lasciato dietro di me, per tutte le pietre del ponte di Rialto che si meritavano uno sguardo in più, un secondo in più.
M’incazzo col tempo un giorno sì e l’altro pure, e le uniche occasioni in cui non mi sta sulle palle è quando si porta via un po’ di dolore e mi fa adattare a quello che rimane, insegnandomi a conviverci, seppur nella stessa casa, solo coi letti separati.
M’incazzo col tempo in quell’istante terribile in cui la felicità comincia a sparire e la nostalgia si fa largo a gomitate, quando ripensi a ciò che hai appena fatto e vorresti rivivere tutto da capo, schiacciare rewind e far ripartire il concerto con tanto di esofago consumato e spintone piantato dritto nello stomaco. M’incazzo col tempo quando sto in treno e, guardando fuori dal finestrino, non mi resta che pensare a tutte quelle giornate passate che non torneranno mai più, a tutti quegli errori commessi che non ho fatto in tempo a correggere.
M’incazzo col tempo un giorno sì e l’altro pure, ma a volte mi arrendo, bandiera bianca e braccia alzate, perché in fondo so che rimanere fermi con quei momenti non serve, non se saranno loro a seguirmi per sempre.

Sogni fuori dal finestrino.

Se non scrivessi non sarei più io, giusto? Non ho nemmeno la minima idea di come riassumere quei quattro giorni con lui. Non ho nemmeno la minima idea del perché stia scrivendo tutto questo proprio adesso. Comunque, c’è stato un momento in cui ho davvero creduto di avere tutto quello di cui avevo bisogno nella vita: c’era la musica dei Mars a tutto volume in una cuffietta, c’era il rumore del treno in viaggio verso Venezia nell’altra e al mio fianco c’era lui. Una gamba sulla mia e la testa appoggiata sulla mia spalla. Dormiva mentre io guardavo fuori dal finestrino.

Tutto questo assomigliava alla felicità, qualsiasi cazzo di cosa voglia dire.

 

Un treno non basta più.

E’ bello andare in stazione, fermarsi ad osservare treni che vanno e vengono, persone che si salutano, salgono, scendono, si abbracciano, se ne vanno, binari infiniti che portano in luoghi irraggiungibili. E’ bello non desiderare più di prendere quel treno. Quel treno preso per arrivare da lui. Quel treno che non gli si può rinfacciare, perché a quel tempo era quello che veramente si voleva.

E’ bello capire che lui non è più un pensiero fisso. Che ormai è storia vecchia, storia finita, conclusa. E’ bello aver smesso di desiderare di salire su quel treno in partenza per la destinazione che era stata un chiodo fisso nella mente fino a poco tempo prima, e voler essere altrove. Rendersi improvvisamente conto che un treno non basta più.

Che non sono più le sue braccia quelle tra le quali si vuole stare. Che non sono le sue labbra quelle di cui si vuole sentire il sapore. E’ bello sentirsi liberi di non amarlo più, sentirsi liberi di lasciarlo andare, una volta per tutte.

E’ bello andare in stazione e non provare più niente. Non sentire più quella fitta al cuore ogni volta che le speranze di vederlo scendere da un treno si trasformavano in illusioni.

E’ meraviglioso aver trovato qualcun altro a cui dedicare ogni rimasuglio del cuore, ogni pensiero, ogni frammento di se stessi. Qualcuno che, nonostante la distanza, è capace di fare lo stesso.

Qualcuno capace di amare.

Solo un amico

Rimarrai un amico, un amico importante, certo, ma solo un amico. Sono stanca di aspettare risposte che non sono mai arrivate e che non arriveranno mai. Ho messo troppe virgole dove ci andavano messi dei punti. Ora, quel punto è finalmente arrivato. Ti lascio libero di vivere la tua vita e mi rendo libera di vivere la mia. Mi permetto di potermi legare a qualcun altro tanto quanto mi ero legata a te. Mi faccio il piacere di non starci ancora male per qualcosa che alla fine non è nemmeno mai iniziato. Forse era solo tutta un’ illusione fin dall’inizio, forse l’esserci incontrati per caso, quel giorno, non era un segno del destino. Forse ho sempre e solo frainteso tutto. Ad ogni modo, sebbene la nostra storia fino a qui potesse sembrare quella di un film, sappiamo entrambi che anche i film finiscono. E questo finirà così. Le nostre vite si sono intrecciate una volta e adesso stanno tornando ognuna per la sua strada. Magari saranno come delle rette parallele che non si incontreranno mai più, o magari continueranno a viaggiare vicine ricordandosi di quanto era bello quando si erano incrociate per la prima volta.
E niente, volevo solo dirti che me ne sto andando via. Non fisicamente, non sto fuggendo da te come persona, ma sto lasciando andare l’amore che provo per te. Ricordo quando mi avevi scritto ‘maybe you don’t have to say goodbye’ in un commento sotto alla canzone di Troye Sivan. Beh, ora invece ho bisogno di dire ‘addio’. Non voglio dire addio a te, sarebbe da stupidi dopo tutto quello che abbiamo vissuto, ma voglio dire addio a tutto quello che provo per te e che va oltre all’amicizia. Voglio dire addio a tutti i desideri, le sensazioni e le emozioni che provo quando penso a te o quando sto con te. Ci vorrà un po’ di tempo, ma mi metterò d’impegno e la prossima volta che ci rivedremo saremo solo amici. Amici che hanno passato momenti bellissimi insieme, amici che forse sarebbero potuti essere qualcosa di più. Amici che ne hanno passate e superate tante insieme, ma, alla fin fine, nient’altro che amici.

Dream

Lacrime.

Non c’è niente di più difficile di quello che sto per dire. Fino a mezz’ora fa non avrei mai pensato di riuscire a scrivere di tutto ciò, ma il fatto è che a tenere le cose nascoste per troppo tempo fa male.

Sto arrivando a dirti delle cose che mi fanno davvero sentire vulnerabile e strana. E’ sempre stato tutto difficile, non ho mai chiesto a nessuno di stare con me, ho sempre aspettato gli altri. Non ho mai confessato niente a nessuno, ho sempre aspettato che si confessassero. Ma poi è arrivato quel momento in cui i nostri occhi si sono incrociati, i nostri pensieri hanno incominciato a prendere la stessa strada e tutto il mondo mi è sembrato diverso. 

In un secondo mi sono scordata di tutto il dolore che avevo sempre sentito e solo cose belle hanno iniziato a navigare nella mia mente, perché tutto sarebbe andato bene finché quei due occhi sarebbero rimasti. Improvvisamente mi sono scordata del passato, delle persone che ci sono state perché non sarebbe esistito altro che il momento in cui i nostri occhi si sarebbero incrociati nuovamente. 

Così ho pensato che forse ne sarebbe valsa la pena rischiare un po’. Ed è stata la migliore decisione che abbia preso in tutta la mia vita. Le carezze, i baci, il mare sotto e dentro di noi. Il cuore che batte forte, le mani che tremano e il soffio delicato delle parole che mi sussurravi rimane ancora adesso indelebile nella mia mente e nel mio cuore.

Poi è arrivata la distanza. E’ arrivata per separare le nostre vite e per dividere i nostri cuori. Al solo pensiero del nostro addio le lacrime incominciano a scorrere sulle mie guance fino ad arrivare ad arrugginirle.

Non ti ho mai scritto che mi manchi, ma è così. Ho bisogno di averti qui, ti prego, vienimi a prendere.