Breve storia felice.

Alzo gli occhi al cielo e vedo le stelle. Sono l’unica fonte luminosa, assieme alla luna quasi piena. L’oscurità mi immerge, sulla pelle riesco a sentire il solletichìo dell’erba mossa dal vento. Le cicale cantano e definiscono l’atmosfera di una nottata estiva. Sposto lo sguardo a cercare la costellazione del grande carro, e quando la trovo percorro tutta la sua forma a pentolino con il braccio all’aria, e l’indice puntato verso l’alto. Disteso alla mia sinistra c’è lui, probabilmente assorto in qualche pensiero. Nemmeno si accorge che ho smesso di guardare in alto e lo sto fissando.

“A cosa pensi?” esordisco.

Dopo un momento di silenzio riprende l’uso della parola.

“A niente.. è una cosa che mi riesce solo quando sono con te.”

Sorrido, e riprendo a osservare  il cielo nero. Ci siamo solo noi due immersi nel silenzio della natura notturna, sdraiati in un prato in montagna. Mi soffermo a contemplare la bellezza del silenzio, quel silenzio che non imbarazza, quel silenzio che completa. I cellulari in tasca, tutto il mondo fuori. Piano avvicino la mia mano verso la sua fino a sfiorargli le dita. Lui la afferra e interseca le sue dita tra le mie. Improvvisamente il cielo non mi interessa più. Mi giro di lato e lo guardo, fisso ogni suo particolare nell’ombra. Vedo il profilo della sua fronte, del suo naso e arrivo alle sue labbra incurvate. Sta sorridendo. Sorrido anche io. Lui forse se ne accorge, si gira verso di me, mi guarda e mi bacia sulla fronte.

Mi stringo a lui e mi accoccolo vicino al suo petto, il mio posto sicuro. Aspetto che le sue braccia mi circondino come le mura di un castello e chiudo gli occhi.

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Vorrei.

Vorrei essere la tua soluzione ad ogni problema. Vorrei essere la tua persona da chiamare quando in piena notte ti svegli con un’idea folle da raccontare, o perché hai avuto un incubo e non vuoi rimanere da solo. Vorrei esserci sempre, anche a distanza. Vorrei asciugarti le lacrime interiori, quelle che nessun altro riuscirebbe a lavarti via. E vorrei lasciar cadere le mie difese. Voglio raccontarti cosa sogno quando mi chiedono del mio domani, voglio poterti dire perché resto sveglia la notte. E soprattutto, voglio potermi scoprire, con te. Voglio guarire da tutti i disastri che mi sono capitati dentro, voglio che ci baciamo le ferite a vicenda finché non ci sarà un solo centimetro di pelle e anima che l’uno non conosca dell’altro

Come stai?

Eccola, la domanda più difficile a cui tu debba rispondere ogni singolo giorno della vita. Viene posta così, per la forza dell’abitudine, non perché le persone ci tengano veramente a saperlo. E allo stesso modo rispondi sempre con la stessa parola: bene.
Puoi stare davvero male dentro, ma la risposta sarà sempre la stessa. La gente non capisce, è troppo cieca per vedere il dolore che attraversa i tuoi occhi. È talmente superficiale che si ferma sempre e solo all’apparenza delle cose, non cerca mai quella parola non detta o quell’emozione nascosta che baterebbe fare attenzione al mare che hai negli occhi per trovarla.