Paradossi.

Io sono un paradosso vivente. Voglio essere felice, eppure penso continuamente a cose che mi rendono triste. Sono pigra, e allo stesso tempo ambiziosa. Non mi piaccio, ma in realtà anche mi amo per chi sono. Dico che non mi importa, ma in realtà m’importa eccome. Voglio attenzioni, ma le rigetto quando mi vengono date. Sono una contraddizione conflittuale. Se nemmeno io riesco a capirmi, come potrebbe esserci qualcuno capace di farlo?

Annunci

Cosa (non) sono

Io sono la ragazza a cui basta solo un piccolo gesto per strapparle un sorriso. Sono quella che dice di odiare il mondo ma che alla fine non riesce a rimanere arrabbiata con qualcuno per più di qualche ora. Sono quella che ride e scherza anche quando le persone fanno battute cattive ma che poi, quando torna a casa, ci ripensa e ci sta male. Sono quella a cui basta una foto per piangere,  un ricordo per scrivere o un’emozione forte per vivere. Sono la tipica ragazza che indossa la maschera da menefreghista e superficiale e che finge di non essere minimamente interessata ma che, invece, si ingelosisce per qualsiasi gesto non rivolto a lei, e fa in modo che nessuno lo noti. Sono quella che ha sempre puntato sull’amore come emozione basata sulla personalità e l’interiorità delle persone solo perché ogni volta che si guarda allo specchio ha paura che nessuno potrebbe mai innamorarsi del suo aspetto. Sono la ragazza che odia attirare attenzioni ma che morirebbe per avere un abbraccio ogni giorno. Sono quella che preferisce avere le labbra secche per la mancanza di baci piuttosto che andare in giro a vendersi a persone che non ama. Sono una di quelle persone che aspetta sempre il momento giusto, e che lotta fino in fondo per quello che vuole, anche a costo di pagare il prezzo delle illusioni e delle conseguenti delusioni.

Sono una ragazza semplice; una a cui basta veramente poco, perché ha sempre pensato che, nella vita, fossero le cose piccole quelle ad essere le più sincere e vicine al cuore.

Sei mesi che non sei passato.

 

Come si fa a scrivere quando ci si sente così? Come si fa a capire qualcosa di quel che si prova quando, pur cercando di mettere insieme tutti i pezzi , il puzzle che esce ha l’immagine di un grande punto interrogativo? Di solito non amo scrivere su carta tutti i pensieri e ricordi per paura di sciuparli e distruggerli, ma questa volta ho paura di perderli. Voglio ricordare, tutto, anche se dovesse far male.

Voglio ricordarmi il suo sorriso quando mi ha visto uscire dalla porta dell’hotel. Voglio ricordarmi il nostro primo abbraccio dopo sei mesi. Voglio ricordarmi quando mi ha chiesto di stargli vicino perché si sentiva a disagio a stare davanti a tutto il gruppo senza di me. Voglio ricordarmi quando mi ha preso sotto braccio, quando siamo saliti sulla metro e lui ha appoggiato la testa sulla mia spalla. Voglio ricordarmi il momento in cui mi ha fatto sedere sulle sue gambe e, quando pensavo di cadere, mi ha stretto e mi ha detto ‘guarda che ti sto tenendo, non cadi’. Voglio ricordarmi quando mi ha promesso che questa volta sarebbe venuto lui da me; che il prossimo treno l’avrebbe preso lui. Voglio ricordarmi quando mi soffiava tra i capelli e se lo facevo io pronunciava il mio nome facendo il finto arrabbiato. Voglio ricordarmi i nostri sorrisi. Voglio ricordarmi le facce strane nei selfie ma voglio ricordarmi soprattutto il momento prima di separarci.

Quando stavamo lì, davanti alle porte dell’hotel, ad aspettare che gli altri entrassero per poterci abbracciare di nuovo. Voglio ricordarmi l’intero abbraccio, e sebbene non sia capace di trascrivere su carta le sensazioni e emozioni che ho provato, posso dire che è stato uno dei più belli fino ad ora. Tutta la freddezza e il distacco dei messaggi sono svaniti, tutte le liti e le incomprensioni improvvisamente dimenticate. Quando, rimanendo abbracciati, siamo entrati fino nella hall dell’hotel e gli ho fatto notare che se non mi avesse lasciato mi sarei persa la conferenza e lui ha risposto ‘non andare’.

Due semplici parole che sono riuscite a scombussolare la mia mente per tutto il viaggio di ritorno e ancora adesso. Due semplici parole che, anche se per lui non avranno sicuramente significato niente, mi hanno fatto riflettere e capire che quando dico che sono andata avanti senza lui, mento; e che quando dico di averlo dimenticato e di averlo lasciato nel passato, come fosse solo un bel ricordo, mento per la seconda volta

Senza di te il mondo mi fa schifo.

E ti sembrerà una cosa stupida, ma io non voglio nessun altro se non te. Non voglio altre mani che si intrecciano alle mie, non voglio altre labbra sulle mie. Non voglio fare l’amore per la prima volta con qualcuno che non sia tu. Non voglio lasciarti andare perché in ogni persona che incontro, in ogni sguardo che incrocio, cerco te. E nessuno è come te. E senza di te il mondo mi fa schifo.

Dream

Voglio essere il tuo meglio.

Non salvarmi. Non ne ho bisogno. Posso benissimo farcela da sola anche stavolta. L’ho fatto fino ad ora e posso riuscirci ancora.
Ce la farò, nonostante la solitudine. Che poi non è nemmeno del tutto vero, io non sono sola. Con me c’è sempre la musica. Lei non mi abbandona mai.
E’ incredibile pensare a come delle note, delle semplici note, a volte possano essere molto più d’aiuto rispetto alla gente che ti sta intorno.
Sembra così strano che gli unici miei rifugi in questo mondo così grande siano solamente tre: le tue braccia, tumblr e questo paio di cuffiette bianche che mi infilo nelle orecchie ogni qualvolta ne senta il bisogno.
Sì, è strano, eppure è così.
Tu non sei qui. Non ci sei mai stato, e la mia migliore amica in questo momento è lei, la musica.
A volte mi viene da pensare che forse sarebbe stato molto meglio non averti conosciuto affatto. Poi però immagino la mia vita senza te al mio fianco e le lacrime iniziano a rigarmi il viso e a scorrere lungo le guance.
Sarei ancora più vuota di come mi sento ora.
Che poi, alla fine, io per te desidero solo il meglio, e sarò pure egoista ma, almeno per questa vita, voglio essere io il tuo meglio.