Cosa (non) sono

Io sono la ragazza a cui basta solo un piccolo gesto per strapparle un sorriso. Sono quella che dice di odiare il mondo ma che alla fine non riesce a rimanere arrabbiata con qualcuno per più di qualche ora. Sono quella che ride e scherza anche quando le persone fanno battute cattive ma che poi, quando torna a casa, ci ripensa e ci sta male. Sono quella a cui basta una foto per piangere,  un ricordo per scrivere o un’emozione forte per vivere. Sono la tipica ragazza che indossa la maschera da menefreghista e superficiale e che finge di non essere minimamente interessata ma che, invece, si ingelosisce per qualsiasi gesto non rivolto a lei, e fa in modo che nessuno lo noti. Sono quella che ha sempre puntato sull’amore come emozione basata sulla personalità e l’interiorità delle persone solo perché ogni volta che si guarda allo specchio ha paura che nessuno potrebbe mai innamorarsi del suo aspetto. Sono la ragazza che odia attirare attenzioni ma che morirebbe per avere un abbraccio ogni giorno. Sono quella che preferisce avere le labbra secche per la mancanza di baci piuttosto che andare in giro a vendersi a persone che non ama. Sono una di quelle persone che aspetta sempre il momento giusto, e che lotta fino in fondo per quello che vuole, anche a costo di pagare il prezzo delle illusioni e delle conseguenti delusioni.

Sono una ragazza semplice; una a cui basta veramente poco, perché ha sempre pensato che, nella vita, fossero le cose piccole quelle ad essere le più sincere e vicine al cuore.

Ai tempi di Nevermind e Kurt Cobain

Vorrei poter essere vissuta durante gli anni di Nevermind e vorrei aver potuto condividere quegli anni con te. Mi sarebbe piaciuto un concerto dei Nirvana, io e te, mano nella mano, ad urlare sotto a quel palco e a quei capelli biondi. Magari avremmo visto Kurt spaccare una chitarra o magari saremmo stati impegnati a guardarci negli occhi sorridenti di chi ha finalmente trovato la felicità. Sicuramente ora non avremmo nemmeno una fotografia di quel giorno, ma sarebbe tutto rimasto ugualmente imprigionato nei nostri ricordi, intatto. Avrei voluto poter essere con te alla notizia della morte di quel biondo pazzo e un po’ drogato, ma scatenatissimo sul palco, così da poterti abbracciare forte e piangere tra le tue braccia ricordando quel concerto. Poi, dopo aver acceso il giradischi e fatto partire il vinile dei Nirvana, avremmo potuto distenderci sul letto vicini e addormentandoci sulle note di Lithium.

Sei mesi che non sei passato.

 

Come si fa a scrivere quando ci si sente così? Come si fa a capire qualcosa di quel che si prova quando, pur cercando di mettere insieme tutti i pezzi , il puzzle che esce ha l’immagine di un grande punto interrogativo? Di solito non amo scrivere su carta tutti i pensieri e ricordi per paura di sciuparli e distruggerli, ma questa volta ho paura di perderli. Voglio ricordare, tutto, anche se dovesse far male.

Voglio ricordarmi il suo sorriso quando mi ha visto uscire dalla porta dell’hotel. Voglio ricordarmi il nostro primo abbraccio dopo sei mesi. Voglio ricordarmi quando mi ha chiesto di stargli vicino perché si sentiva a disagio a stare davanti a tutto il gruppo senza di me. Voglio ricordarmi quando mi ha preso sotto braccio, quando siamo saliti sulla metro e lui ha appoggiato la testa sulla mia spalla. Voglio ricordarmi il momento in cui mi ha fatto sedere sulle sue gambe e, quando pensavo di cadere, mi ha stretto e mi ha detto ‘guarda che ti sto tenendo, non cadi’. Voglio ricordarmi quando mi ha promesso che questa volta sarebbe venuto lui da me; che il prossimo treno l’avrebbe preso lui. Voglio ricordarmi quando mi soffiava tra i capelli e se lo facevo io pronunciava il mio nome facendo il finto arrabbiato. Voglio ricordarmi i nostri sorrisi. Voglio ricordarmi le facce strane nei selfie ma voglio ricordarmi soprattutto il momento prima di separarci.

Quando stavamo lì, davanti alle porte dell’hotel, ad aspettare che gli altri entrassero per poterci abbracciare di nuovo. Voglio ricordarmi l’intero abbraccio, e sebbene non sia capace di trascrivere su carta le sensazioni e emozioni che ho provato, posso dire che è stato uno dei più belli fino ad ora. Tutta la freddezza e il distacco dei messaggi sono svaniti, tutte le liti e le incomprensioni improvvisamente dimenticate. Quando, rimanendo abbracciati, siamo entrati fino nella hall dell’hotel e gli ho fatto notare che se non mi avesse lasciato mi sarei persa la conferenza e lui ha risposto ‘non andare’.

Due semplici parole che sono riuscite a scombussolare la mia mente per tutto il viaggio di ritorno e ancora adesso. Due semplici parole che, anche se per lui non avranno sicuramente significato niente, mi hanno fatto riflettere e capire che quando dico che sono andata avanti senza lui, mento; e che quando dico di averlo dimenticato e di averlo lasciato nel passato, come fosse solo un bel ricordo, mento per la seconda volta

Un treno non basta più.

E’ bello andare in stazione, fermarsi ad osservare treni che vanno e vengono, persone che si salutano, salgono, scendono, si abbracciano, se ne vanno, binari infiniti che portano in luoghi irraggiungibili. E’ bello non desiderare più di prendere quel treno. Quel treno preso per arrivare da lui. Quel treno che non gli si può rinfacciare, perché a quel tempo era quello che veramente si voleva.

E’ bello capire che lui non è più un pensiero fisso. Che ormai è storia vecchia, storia finita, conclusa. E’ bello aver smesso di desiderare di salire su quel treno in partenza per la destinazione che era stata un chiodo fisso nella mente fino a poco tempo prima, e voler essere altrove. Rendersi improvvisamente conto che un treno non basta più.

Che non sono più le sue braccia quelle tra le quali si vuole stare. Che non sono le sue labbra quelle di cui si vuole sentire il sapore. E’ bello sentirsi liberi di non amarlo più, sentirsi liberi di lasciarlo andare, una volta per tutte.

E’ bello andare in stazione e non provare più niente. Non sentire più quella fitta al cuore ogni volta che le speranze di vederlo scendere da un treno si trasformavano in illusioni.

E’ meraviglioso aver trovato qualcun altro a cui dedicare ogni rimasuglio del cuore, ogni pensiero, ogni frammento di se stessi. Qualcuno che, nonostante la distanza, è capace di fare lo stesso.

Qualcuno capace di amare.

Persone usa e getta.

Siamo nati in un epoca in cui le cose non si aggiustano più, si buttano e si ottiene subito qualcos’altro di nuovo. E non sto parlando solo di cellulari, computer e oggetti materiali, succede così anche con le persone. Non si tenta più di recuperare le relazioni, di mettere a posto le cose. Non si chiede più scusa perché è più facile andarsene e trovare qualcun altro. Siamo così facilmente sostituibili. C’è sempre qualcuno ‘migliore’ di noi pronto a prendere il nostro posto. Ormai non si correggono più gli errori, se hai un difetto vieni scartato a prescindere. Siamo come degli oggetti di seconda mano, o addirittura usa e getta. Così abituati ad avere tutto subito che non riusciamo a capire di cosa abbiamo veramente bisogno. Viviamo in una società che ci insegna che ha più valore avere un computer dell’ultimo modello piuttosto che abbracciare una persona lontana.

Mi rifiuto di vivere in un mondo così.

Dream

Inutile illudersi, niente sarà mai più uguale.

Ti ho amato così tanto che se ci penso ancora mi entra dentro un brivido e quel respiro lunghissimo trattenuto prima di vederti, quel respiro che finiva regolarmente sulle tue labbra, ancora lo ricordo. Mi hai dato tanto, poi sempre di meno, rendendomi schiava di quell’inizio.
Avresti dovuto affrontare solo il peso di prendere un treno, correre verso la paura e vedere il mio corpo che ti amava, le nostre anime abbracciarsi smettendo di lottare, intrecciate in una sola per rimanere.

E’ inutile illudersi, perso l’attimo niente è più uguale.

Dream

Siamo come i numeri primi gemelli

Ieri sera, non riuscendo a dormire, ho iniziato a pensare. Pensavo alla matematica e, nel frattempo, a me e a lui. Qual è il collegamento? I numeri primi. E’ strano, però nella matematica ci sono questi numeri, i numeri primi appunto, che sono divisibili solo per uno e per se stessi. Tra questi, poi, esistono anche quelli che vengono chiamati ‘numeri primi gemelli’. I matematici hanno deciso di chiamarli così proprio perché lungo tutta la serie di numeri loro si trovano vicini, ma non abbastanza da toccarsi in quanto tra loro c’è sempre un numero pari che non glielo permette.  Ebbene, pensavo che forse io e lui siamo come dei numeri primi gemelli. Vicini, ma non abbastanza da poterci sfiorare. E quel numero pari che non ci permette di stare insieme rappresenta proprio il nostro più grande ostacolo: la distanza. Forse siamo destinati ad amarci per sempre a distanza di un numero. Forse siamo costretti a rimanere fermi ad un passo l’uno dall’altro, senza trovare il modo di toccarci di nuovo. Forse siamo troppo orgogliosi per ammetterlo, o forse siamo troppo deboli per accettarlo. Rimarremo sospesi a mezz’aria, vicini quanto serve per amarci e distanti quel poco che basta per distruggerci.

Dream

Solo un amico

Rimarrai un amico, un amico importante, certo, ma solo un amico. Sono stanca di aspettare risposte che non sono mai arrivate e che non arriveranno mai. Ho messo troppe virgole dove ci andavano messi dei punti. Ora, quel punto è finalmente arrivato. Ti lascio libero di vivere la tua vita e mi rendo libera di vivere la mia. Mi permetto di potermi legare a qualcun altro tanto quanto mi ero legata a te. Mi faccio il piacere di non starci ancora male per qualcosa che alla fine non è nemmeno mai iniziato. Forse era solo tutta un’ illusione fin dall’inizio, forse l’esserci incontrati per caso, quel giorno, non era un segno del destino. Forse ho sempre e solo frainteso tutto. Ad ogni modo, sebbene la nostra storia fino a qui potesse sembrare quella di un film, sappiamo entrambi che anche i film finiscono. E questo finirà così. Le nostre vite si sono intrecciate una volta e adesso stanno tornando ognuna per la sua strada. Magari saranno come delle rette parallele che non si incontreranno mai più, o magari continueranno a viaggiare vicine ricordandosi di quanto era bello quando si erano incrociate per la prima volta.
E niente, volevo solo dirti che me ne sto andando via. Non fisicamente, non sto fuggendo da te come persona, ma sto lasciando andare l’amore che provo per te. Ricordo quando mi avevi scritto ‘maybe you don’t have to say goodbye’ in un commento sotto alla canzone di Troye Sivan. Beh, ora invece ho bisogno di dire ‘addio’. Non voglio dire addio a te, sarebbe da stupidi dopo tutto quello che abbiamo vissuto, ma voglio dire addio a tutto quello che provo per te e che va oltre all’amicizia. Voglio dire addio a tutti i desideri, le sensazioni e le emozioni che provo quando penso a te o quando sto con te. Ci vorrà un po’ di tempo, ma mi metterò d’impegno e la prossima volta che ci rivedremo saremo solo amici. Amici che hanno passato momenti bellissimi insieme, amici che forse sarebbero potuti essere qualcosa di più. Amici che ne hanno passate e superate tante insieme, ma, alla fin fine, nient’altro che amici.

Dream

Dimmi che torni.

Prima di andare, dimmi che torni.
Dimmi che torni, che senza di me ti manca qualcosa, o semplicemente che ti manco io.
Prima di andare, promettimi che ti impegnerai a tornare e che cercherai sempre un motivo per tornare da me, promettimi che quel motivo sarò proprio io.
Prima di andare, fa’ che sia l’ultima volta.
Prima di andare, dimmi che torni.
Non giurarmi di restare, non giurarmi che ci sarai sempre, tu dimmi che torni. Dimmi che alla fine torni sempre.
Dimmi che non sarai solo uno dei tanti destinati a far la stessa fine degli altri. Dimmi che tu sei diverso.
Prima di andare, baciami e basta. Anche se sono più alta io, su quel gradino del treno, e basso tu, in piedi sulla banchina, baciami, ché magari scendo un po’ per arrivare da te.
È da qualche giorno che ho il tuo profumo tra i capelli. Ed è da un bel po’ che non faccio altro che pensare che magari finirà tutto, nello stesso modo in cui niente è mai iniziato.
Dimmi che non sarà così. Dimmi che avrò il tuo profumo dappertutto, e non solo fra i capelli. Dimmi che fra le tue labbra il mondo è più bello, che si sta meglio, che agli angoli della tua bocca si coniugano i verbi al futuro.
Prima di andare, di uscire, di scappare, salutare, prima di allontanarti da me, dimmi che torni. Dimmi che ti mancherò, che poi tanto torni.
Prima di andare, resta con me.

Dream

Voglia di non partire.

‹‹Quanto tempo abbiamo ancora?››
‹‹Dieci minuti, forse qualcosa in più se parte con un po’ di ritardo.››
La sua mano destra continuava a tenere stretta la mia sinistra mentre camminavamo piano. Di colpo si fermò e tirò la mia mano verso di se, mi guardò negli occhi e schiuse la bocca per parlare.
‹‹E dopo, cosa farai?››
‹‹Cosa farò dopo.. nemmeno io lo so; mangerò, forse di meno, e mi mancherai, sicuramente di più, ma ti amerò tanto come ho sempre fatto. E tu invece? Tu, cosa farai?››
‹‹Fumerò, forse di più. E mi mancherai anche tu, lo sai.››
Non aveva detto che mi amava anche lui, non lo faceva quasi mai. Il verbo amare era uno di quei verbi che faceva fatica ad usare, “ti amo” erano due parole che non pronunciava spesso, ma dentro di me sapevo che provava i miei stessi sentimenti, o per lo meno ci speravo.
‹‹Ehi, non esagerare con le sigarette, te l’ho detto mille volte. Con quel polmone che hai ti fanno solo più male.. e promettimi che.. non di nuovo..››
Non serviva nemmeno che finissi la frase, lui aveva già capito a cosa mi stessi riferendo.
‹‹Te lo prometto, te lo prometto! Ti ho detto che ho chiuso con quella roba, è finito tutto nel bidone della spazzatura. E’ passata, te lo giuro. Ora promettimelo anche tu, dimmi che ne siamo usciti entrambi.››
‹‹Sì, te lo giuro. Sì!››
Nel frattempo con la mano sinistra aveva afferrato la mia mano libera. Eravamo uno di fronte all’altro, ci guardavamo fissi negli occhi: i miei occhi verdi persi nell’oscurità dei suoi. Mi stavo mordicchiando il labbro inferiore quando lui alzò le nostre mani e se le portò alla bocca. Bacio le mie dita e poi mi tirò verso di se in un abbraccio infinito. Attorno a noi migliaia di persone correvano avanti e indietro, guardando continuamente l’orologio; si poteva sentire un insieme di voci indistinte, di lingue diverse e il continuo sferragliare dei treni.
Mi avvicinai al suo orecchio e in un sussurro gli dissi: ‹‹Promettimi che ci rivedremo presto. Sei ancora qui stretto a me eppure mi manchi già.››
In tutta risposta lui avvicinò le sue labbra alle mie e prima di baciarmi disse: ‹‹Saremo di nuovo insieme prima di quanto tu creda, è una promessa.››
Il bacio che seguì fu uno dei più belli di sempre, il sapore delle sue labbra sulle mie, quel sapore che per i mesi seguenti non sarebbe mai svanito dalla mia bocca. I miei occhi erano chiusi, avevo paura che se li avessi aperti in quel momento sarei scoppiata in lacrime davanti a lui, e io ho sempre odiato piangere di fronte alle persone, eppure ero sicura che i suoi fossero aperti. Ero sicura che non si sarebbe perso un attimo di quel momento, e infatti era così. Non riuscii a trattenere le lacrime e queste scivolarono silenziose lungo le mie guance fino ai lati della bocca. Lui non smise di baciarmi ma nel frattempo mi asciugò delicatamente le lacrime salate dal volto con i pollici.
‹‹Credo che tu ora debba andare, altrimenti perdi il treno..›› mi sussurrò ‹‹..anche se potresti benissimo lasciarlo andare e rimanere qui a dormire con me.››
‹‹Sai che lo farei, ma sai anche che non posso farlo. Per oggi mi sa che dovrò proprio prenderlo, quel treno. Dai, accompagnami.››
“Prossima partenza Frecciabianca diretto Udine al binario 6”
Eccola, la voce metallica che avrei voluto non parlasse mai. Dovevo tornare a casa, ancora un volta senza di lui. Ancora una volta avrei dovuto guardare la sua figura allontanarsi dal finestrino e cercare di trattenere le lacrime abbastanza a lungo aspettando di non vederlo più.
E così feci, anche quel giorno. Mentre salivo sul treno non staccai la mano dalla sua, le mie dita erano ancora intrecciate alle sue. Non volevo lasciarlo andare, non volevo che mi lasciasse andare. Io, sul primo gradino della porta del treno e lui sotto, in punta di piedi sulla riga gialla. Mi protesi verso di lui e gli diedi l’ultimo bacio prima di allargare la mano e di liberarmi dalla sua stretta.
Subito dopo le porte si chiusero. Io dentro, lui fuori.
Sentii un peso che mi gravava sul petto, si era staccata una parte del mio cuore. L’avevo lasciata a lui.
Mi sedetti sul primo sedile libero vicino al finestrino in modo da poterlo vedere ancora. Forse mi stavo facendo solo più male, eppure sentivo di doverlo fare. Il treno fischiò e appena sentii che si stava muovendo, mi sporsi dal finestrino, lo chiamai e gli urlai: ‹‹Ricordati che ti amo! Ci sentiamo appena arrivo a casa, okay?››
La sua risposta fu un ‹‹Okay›› detto a voce bassa, ma allo stesso tempo abbastanza alta affinché io lo potessi sentire.
Chiusi il finestrino e mi abbandonai sulla poltroncina, mi infilai le cuffiette, feci partire la nostra playlist e, non distogliendo lo sguardo dal paesaggio che scorreva veloce alla mia sinistra, piansi in silenzio per tutte le quattro ore di viaggio.

Dream