Solo un amico

Rimarrai un amico, un amico importante, certo, ma solo un amico. Sono stanca di aspettare risposte che non sono mai arrivate e che non arriveranno mai. Ho messo troppe virgole dove ci andavano messi dei punti. Ora, quel punto è finalmente arrivato. Ti lascio libero di vivere la tua vita e mi rendo libera di vivere la mia. Mi permetto di potermi legare a qualcun altro tanto quanto mi ero legata a te. Mi faccio il piacere di non starci ancora male per qualcosa che alla fine non è nemmeno mai iniziato. Forse era solo tutta un’ illusione fin dall’inizio, forse l’esserci incontrati per caso, quel giorno, non era un segno del destino. Forse ho sempre e solo frainteso tutto. Ad ogni modo, sebbene la nostra storia fino a qui potesse sembrare quella di un film, sappiamo entrambi che anche i film finiscono. E questo finirà così. Le nostre vite si sono intrecciate una volta e adesso stanno tornando ognuna per la sua strada. Magari saranno come delle rette parallele che non si incontreranno mai più, o magari continueranno a viaggiare vicine ricordandosi di quanto era bello quando si erano incrociate per la prima volta.
E niente, volevo solo dirti che me ne sto andando via. Non fisicamente, non sto fuggendo da te come persona, ma sto lasciando andare l’amore che provo per te. Ricordo quando mi avevi scritto ‘maybe you don’t have to say goodbye’ in un commento sotto alla canzone di Troye Sivan. Beh, ora invece ho bisogno di dire ‘addio’. Non voglio dire addio a te, sarebbe da stupidi dopo tutto quello che abbiamo vissuto, ma voglio dire addio a tutto quello che provo per te e che va oltre all’amicizia. Voglio dire addio a tutti i desideri, le sensazioni e le emozioni che provo quando penso a te o quando sto con te. Ci vorrà un po’ di tempo, ma mi metterò d’impegno e la prossima volta che ci rivedremo saremo solo amici. Amici che hanno passato momenti bellissimi insieme, amici che forse sarebbero potuti essere qualcosa di più. Amici che ne hanno passate e superate tante insieme, ma, alla fin fine, nient’altro che amici.

Dream

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Dimmi che torni.

Prima di andare, dimmi che torni.
Dimmi che torni, che senza di me ti manca qualcosa, o semplicemente che ti manco io.
Prima di andare, promettimi che ti impegnerai a tornare e che cercherai sempre un motivo per tornare da me, promettimi che quel motivo sarò proprio io.
Prima di andare, fa’ che sia l’ultima volta.
Prima di andare, dimmi che torni.
Non giurarmi di restare, non giurarmi che ci sarai sempre, tu dimmi che torni. Dimmi che alla fine torni sempre.
Dimmi che non sarai solo uno dei tanti destinati a far la stessa fine degli altri. Dimmi che tu sei diverso.
Prima di andare, baciami e basta. Anche se sono più alta io, su quel gradino del treno, e basso tu, in piedi sulla banchina, baciami, ché magari scendo un po’ per arrivare da te.
È da qualche giorno che ho il tuo profumo tra i capelli. Ed è da un bel po’ che non faccio altro che pensare che magari finirà tutto, nello stesso modo in cui niente è mai iniziato.
Dimmi che non sarà così. Dimmi che avrò il tuo profumo dappertutto, e non solo fra i capelli. Dimmi che fra le tue labbra il mondo è più bello, che si sta meglio, che agli angoli della tua bocca si coniugano i verbi al futuro.
Prima di andare, di uscire, di scappare, salutare, prima di allontanarti da me, dimmi che torni. Dimmi che ti mancherò, che poi tanto torni.
Prima di andare, resta con me.

Dream

Un anno dal nostro primo sguardo

Video

Ebbene si, oggi sono esattamente 365 giorni dal nostro primo sguardo. Un anno, te ne rendi conto? Dodici mesi per partire da quel qualcosa che ci univa, chiamalo amore o dagli il nome che vuoi, e dodici mesi per arrivare al nulla che siamo diventati.
Trecentosessantacinque giorni da quando hai deciso di buttarti e di mandare a fanculo la timidezza per venire a parlarmi. Un anno dall’inizio di noi. Dall’inizio di quel noi che forse non avrebbe mai dovuto iniziare, o che forse non dovrà mai finire.
Oggi, trecentosessantacinque giorni fa, al tramonto, noi eravamo sul ponte di una nave, no, di quella nave, dell’Orchestra, a guardare il sole che scompariva dietro alle onde del mare. C’eri tu, e poi c’ero io. Ma prima c’eri tu. Sì, perché se non fosse stato per te chi lo sa, chi lo sa cosa sarebbe successo. O cosa non sarebbe successo.
Oggi, dodici mesi fa, iniziava la nostra storia. La nostra complicata storia. Dico complicata, ma non dirò mai impossibile. Perché niente è impossibile, se lo si vuole veramente. E sarebbe potuto, sarebbe dovuto essere così anche per noi.
Ora ti dico una cosa: non ho mai creduto ai cosiddetti colpi di fulmine, all’amore a prima vista. Non fino a quel giorno. E quello è stato solo l’inizio. Solo sette giorni dopo, mentre eravamo distesi nel letto della cabina 14036, ho capito veramente che l’amore di cui si legge nei libri esiste, è stato in quel momento che ho capito che avrei voluto che il tempo si fermasse, che nulla cambiasse.
E’ da allora che non riesco a ricordare come vivevo prima, quando tu non eri costantemente nei miei pensieri. E’ da quell’istante che non riesco a toglierti dalla mente, che non voglio toglierti dalla mente. La mia vita era così vuota prima, credevo di essere felice, ma solo perché non sapevo che saresti arrivato tu. E solo quando ho conosciuto te ho capito cosa fosse la vera felicità. I veri sorrisi.
Ora sicuramente penserai che sono veramente una testa dura, e probabilmente è così. Magari sì, magari sono una stupida a credere ancora in un noi dopo un anno. Magari hanno ragione tutti quelli che mi dicono di non continuare a sperare e a smettere di sbattere la testa contro lo stesso muro. Magari. Ma il fatto è che mi piacerebbe riuscire a convincerti che ne vale la pena. Che, se dopo un anno, noi siamo ancora qui, magari un motivo c’è. Magari questa distanza è solo un piccolo grande ostacolo che riusciremo a superare con la volontà e con quello che ci lega. Non so più in che altro modo cercare di farti capire che senza di te non so stare. Se fossi lì me ne fregherei di tutto e tutti e ti bacerei, ma non posso, quindi ora guarda questo video, ascolta la nostra canzone, ascolta le parole e poi dimmi; dimmi se faccio bene a credere ancora in noi o se davvero dovrei smettere.
Guarda tutto questo, rivivi la nostra storia e decidi se vuoi metterci un punto o se vuoi farla continuare, se vuoi provare a farla crescere.

Vorrei diventasse realtà.

La luce dei raggi filtrava dalle tapparelle della camera da letto. Mi stropicciai gli occhi un po’ assonnata e subito mi accorsi che lui non era affianco a me. Tastai la sua parte di letto per essere sicura. Niente, non c’era. Doveva essersi svegliato poco prima di me ed essere sgusciato silenziosamente giù dal letto. Subito dopo sentii provenire dalla sala alcune note, e solo allora collegai, stava suonando il suo -nostro- pianoforte.

Scesi dal letto e indossai la prima maglietta che trovai dentro all’armadio, era la t-shirt nera dell’ultimo album degli Arctic Monkeys, velocemente mi infilai i miei calzini fino al ginocchio e, silenziosamente, in punta di piedi, arrivai fino alla porta della sala.

Lo trovai lì, seduto davanti a quello splendido pianoforte nero a coda. Aveva imparato a suonare da poco, gli era sempre piaciuto il suono del piano. La testa china sullo spartito, le dita che correvano lungo quegli 88 tasti bianchi e neri. Non si era accorto della mia presenza. Sbirciavo con un occhio da dietro alla porta, non volevo interromperlo, ma non potevo fare a meno di pensare a quanto fosse bello, e a quanto fosse mio.                   Era incredibile pensare che con un numero limitato di tasti lui riuscisse a creare l’infinito, come era incredibile credere che pur avendo noi un numero limitato di giorni, lui mi stesse facendo provare la sensazione di essere infinito.

Ad un certo punto la musica si fermò. Lui alzò lo sguardo verso di me e incrociò i miei occhi a metà strada. In quelli che lui definiva due ‘pozzi neri’ io ci vedevo l’universo, e la luna e le stelle. Ci vedevo le emozioni scorrere, mi piaceva da morire leggere i suoi sguardi, le sue espressioni.

– Cosa ci fai là dietro, mi spii?

– Uhm no, ti osservavo. Sei troppo bello quando suoni, senza nulla togliere a tutti gli altri momenti della giornata, ovvio.

– Ma va, chiudi quelle tue due morbide labbra da baciare e vieni qui che ti insegno qualcosa!

Questo era il nostro accordo: io avrei tentato di insegnargli a suonare la chitarra, mentre lui si sarebbe cimentato a farmi imparare a premere qualche tasto del suo pianoforte. Così presi uno sgabello e lo avvicinai al suo, passai la mano tra i suoi capelli spettinati da appena svegliato e mi sedetti al suo fianco, il più vicino possibile: volevo sentire il suo profumo la mattina, una delle tante cose di cui non potrei più a fare a meno. Mi prese dolcemente le mani e le posò sui tasti bianchi, verso la metà della tastiera. Iniziò a premere con le sue dita sulle mie, le comandava come se fossero marionette. Come se fossero legate tra loro da cortissimi fili trasparenti. Riconoscevo la musica che stavamo suonando, era la prima aria delle Variazioni di Goldberg di Bach, lui sapeva le note a memoria. Non avevamo bisogno di spartiti, era tutto imprigionato dentro quell’enorme labirinto senza uscita che era la sua mente.

Cinque minuti meravigliosi, quelli. Finita la melodia mi voltai per guardarlo, ma lui mi anticipò di qualche secondo, mi scostò i capelli dalla fronte e mi diede un lungo bacio sulla tempia destra. Stavo così bene vicino a lui, avrei voluto che quell’attimo non fosse mai finito. Avrei passato la mia vita così, non ho mai chiesto molto dalla vita, io. Lui mi bastava, era tutto ciò di cui avevo bisogno.

Non feci in tempo ad alzarmi per andare in cucina a preparare due caffè, che mi afferrò il polso e mi fece sedere sulle sue ginocchia. Mi baciò prima la fronte, poi il naso e il collo, infine mi morse il labbro inferiore come faceva sempre.

–  Il caffè può aspettare.

Mi sussurrò all’orecchio.     

 

Dream

Tu le rinunce degli altri nemmeno le vedi.

Pensavo che sarei riuscita a farti cambiare certe idee, ho avuto la stupida presunzione di pensare che sarei riuscita a farti diventare come tu meriti di essere. Forse ti ho idealizzato, sopravvalutato.. Non so, non capisco più.
Quando avevi tutte quelle attenzioni nei miei riguardi pensavo che mi stessi amando, che solo una persona innamorata potesse fare certi gesti. Invece mi sbagliavo. Oppure no, non mi sbagliavo e per qualche minuto sei anche riuscito ad essere veramente innamorato. Magari riesci ad amare e ad aprire la porta per qualche istante, ma poi la richiudi subito.
Ho pensato che con me avresti potuto anche imparare ad amare. Invece non credo tu ne sia capace, se non per brevi istanti. Perché pensi solo ai tuoi gesti, ti concentri su quello che fai, su quello a cui rinunci. E pensi che tutto ciò sia la prova del tuo amore. Tu le rinunce degli altri nemmeno le vedi. Non sai quanti pensieri, quante attese, quante delusioni, quante lacrime e pianti. Tutti in silenzio. Non ti ho mai detto niente per non farti del male e perché conoscendoti una persona impara a non dirti nulla, perché sa già la risposta. O il silenzio che l’aspetta. 
Tu hai schiacciato tutte le emozioni. Le hai represse. Cene non fatte, film non visti, passeggiate, fine settimana, concerti saltati, eliminati, schiacciati, cancellati. 
Guarda adesso, per esempio, mi sto allontanando sempre di più, me ne sto andando e tu non dici nulla come se la cosa non ti toccasse minimamente. Dimmi che sono un’egoista, una stronza, che devo andarmene o che devo restare. Grida, incazzati, mandami a fanculo, ma fai qualcosa invece di rimanere lì a leggere e a non rispondere.

Dream

Senza di te il mondo mi fa schifo.

E ti sembrerà una cosa stupida, ma io non voglio nessun altro se non te. Non voglio altre mani che si intrecciano alle mie, non voglio altre labbra sulle mie. Non voglio fare l’amore per la prima volta con qualcuno che non sia tu. Non voglio lasciarti andare perché in ogni persona che incontro, in ogni sguardo che incrocio, cerco te. E nessuno è come te. E senza di te il mondo mi fa schifo.

Dream

8 maggio 2014

E c’è che mi fa paura l’idea che un giorno io e lui potremmo essere solo dei ricordi offuscati nella mia mente. Non sopporto il pensiero di non averlo più, che un giorno non riuscirò a ricordare la persona che più ho amato in tutta la mia vita.

Io e lui che eravamo così perfetti assieme. Che avremmo fatto invidia al mondo.

E mi capita di rivedere i conti alla rovescia che facevo per le volte in cui ci vedevamo e mi sento morire. Sono state solo due, è vero, però sono state tra le giornate più belle della mia vita.

Ogni volta che sento quel nome, il suo nome, mi giro di scatto. Come se potessi vedere l’essenza di quel nome nell’aria. Quasi a poterla toccare. 

Mi sento come se mi stessero portando via una parte di me, la parte più importante, indispensabile.

Come se quel nome appartenesse solo a me.  

Dream

7 maggio 2014

Ho gli occhi fissi su questo foglio bianco. Dovrei studiare, ma non ce la faccio. La mia testa è altrove, ma ci ho fatto l’abitudine, è da un po’ di mesi ormai che succede sempre così.

La mia testa è lontana 400km da qui, e, come se non bastasse, si è portata dietro anche il mio cuore.

Se n’è andato, forse dovrei abituarmici.   

Dream

Mi manchi, sai?

Ehi tu,

mi manchi lo sai?

In questo momento ho bisogno di un tuo abbraccio,

ho bisogno dei tuoi baci,

ho bisogno di te…

Mi piace pensare al passato,

al nostro passato,

a quando per la prima volta ci siamo incontrati…

quando ci siamo abbracciati.

Guardavo il tramonto,

gli occhi persi su quelle onde dorate

sola

e sei arrivato tu.

Ricordo ancora il tuo profumo,

ricordo ancora i tuoi occhi,

ricordo tutto di te.

Mentre mi asciugo una lacrima

che scorre sulla guancia,

piena di te,

ripenso a quegli attimi,

passati

ma mai dimenticati.

Dream

Chi ama, combatte.

La sensazione di non essere più niente, vuota, morta. Essere insignificante, inutile. Quando le persone ti cercano e tu ti illudi di valere ancora qualcosa, forse, e poi spariscono di nuovo. Buio. Nulla. Solo attesa.

Lunghe attese e speranze volate via col vento. Speranze di ricevere quel messaggio che dice “amo te”.

Quel messaggio che ho paura non arriverà mai.

Ma se è vero che chi ama combatte, allora io voglio combattere, con tutte le forze che mi rimangono in corpo, per te. Per noi.

Dream