Voglia di non partire.

‹‹Quanto tempo abbiamo ancora?››
‹‹Dieci minuti, forse qualcosa in più se parte con un po’ di ritardo.››
La sua mano destra continuava a tenere stretta la mia sinistra mentre camminavamo piano. Di colpo si fermò e tirò la mia mano verso di se, mi guardò negli occhi e schiuse la bocca per parlare.
‹‹E dopo, cosa farai?››
‹‹Cosa farò dopo.. nemmeno io lo so; mangerò, forse di meno, e mi mancherai, sicuramente di più, ma ti amerò tanto come ho sempre fatto. E tu invece? Tu, cosa farai?››
‹‹Fumerò, forse di più. E mi mancherai anche tu, lo sai.››
Non aveva detto che mi amava anche lui, non lo faceva quasi mai. Il verbo amare era uno di quei verbi che faceva fatica ad usare, “ti amo” erano due parole che non pronunciava spesso, ma dentro di me sapevo che provava i miei stessi sentimenti, o per lo meno ci speravo.
‹‹Ehi, non esagerare con le sigarette, te l’ho detto mille volte. Con quel polmone che hai ti fanno solo più male.. e promettimi che.. non di nuovo..››
Non serviva nemmeno che finissi la frase, lui aveva già capito a cosa mi stessi riferendo.
‹‹Te lo prometto, te lo prometto! Ti ho detto che ho chiuso con quella roba, è finito tutto nel bidone della spazzatura. E’ passata, te lo giuro. Ora promettimelo anche tu, dimmi che ne siamo usciti entrambi.››
‹‹Sì, te lo giuro. Sì!››
Nel frattempo con la mano sinistra aveva afferrato la mia mano libera. Eravamo uno di fronte all’altro, ci guardavamo fissi negli occhi: i miei occhi verdi persi nell’oscurità dei suoi. Mi stavo mordicchiando il labbro inferiore quando lui alzò le nostre mani e se le portò alla bocca. Bacio le mie dita e poi mi tirò verso di se in un abbraccio infinito. Attorno a noi migliaia di persone correvano avanti e indietro, guardando continuamente l’orologio; si poteva sentire un insieme di voci indistinte, di lingue diverse e il continuo sferragliare dei treni.
Mi avvicinai al suo orecchio e in un sussurro gli dissi: ‹‹Promettimi che ci rivedremo presto. Sei ancora qui stretto a me eppure mi manchi già.››
In tutta risposta lui avvicinò le sue labbra alle mie e prima di baciarmi disse: ‹‹Saremo di nuovo insieme prima di quanto tu creda, è una promessa.››
Il bacio che seguì fu uno dei più belli di sempre, il sapore delle sue labbra sulle mie, quel sapore che per i mesi seguenti non sarebbe mai svanito dalla mia bocca. I miei occhi erano chiusi, avevo paura che se li avessi aperti in quel momento sarei scoppiata in lacrime davanti a lui, e io ho sempre odiato piangere di fronte alle persone, eppure ero sicura che i suoi fossero aperti. Ero sicura che non si sarebbe perso un attimo di quel momento, e infatti era così. Non riuscii a trattenere le lacrime e queste scivolarono silenziose lungo le mie guance fino ai lati della bocca. Lui non smise di baciarmi ma nel frattempo mi asciugò delicatamente le lacrime salate dal volto con i pollici.
‹‹Credo che tu ora debba andare, altrimenti perdi il treno..›› mi sussurrò ‹‹..anche se potresti benissimo lasciarlo andare e rimanere qui a dormire con me.››
‹‹Sai che lo farei, ma sai anche che non posso farlo. Per oggi mi sa che dovrò proprio prenderlo, quel treno. Dai, accompagnami.››
“Prossima partenza Frecciabianca diretto Udine al binario 6”
Eccola, la voce metallica che avrei voluto non parlasse mai. Dovevo tornare a casa, ancora un volta senza di lui. Ancora una volta avrei dovuto guardare la sua figura allontanarsi dal finestrino e cercare di trattenere le lacrime abbastanza a lungo aspettando di non vederlo più.
E così feci, anche quel giorno. Mentre salivo sul treno non staccai la mano dalla sua, le mie dita erano ancora intrecciate alle sue. Non volevo lasciarlo andare, non volevo che mi lasciasse andare. Io, sul primo gradino della porta del treno e lui sotto, in punta di piedi sulla riga gialla. Mi protesi verso di lui e gli diedi l’ultimo bacio prima di allargare la mano e di liberarmi dalla sua stretta.
Subito dopo le porte si chiusero. Io dentro, lui fuori.
Sentii un peso che mi gravava sul petto, si era staccata una parte del mio cuore. L’avevo lasciata a lui.
Mi sedetti sul primo sedile libero vicino al finestrino in modo da poterlo vedere ancora. Forse mi stavo facendo solo più male, eppure sentivo di doverlo fare. Il treno fischiò e appena sentii che si stava muovendo, mi sporsi dal finestrino, lo chiamai e gli urlai: ‹‹Ricordati che ti amo! Ci sentiamo appena arrivo a casa, okay?››
La sua risposta fu un ‹‹Okay›› detto a voce bassa, ma allo stesso tempo abbastanza alta affinché io lo potessi sentire.
Chiusi il finestrino e mi abbandonai sulla poltroncina, mi infilai le cuffiette, feci partire la nostra playlist e, non distogliendo lo sguardo dal paesaggio che scorreva veloce alla mia sinistra, piansi in silenzio per tutte le quattro ore di viaggio.

Dream

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2 thoughts on “Voglia di non partire.

  1. obviously like your website however you need to check the spelling on several of your posts. Several of them are rife with spelling issues and I to find it very bothersome to tell the truth on the other hand I will definitely come again again. bkbcgcakdfge

    • Uhm hahah thanks (:

      “some of them are rife of spelling issues”, i’m sorry but.. where exactly? If you see some mistakes I’ve made, can you show me where they are so I can correct them?

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